BitCoin

Attualmente 1 bitcoin equivale a 211.3 €: si tratta di una moneta a tutti gli effetti introdotta nel 2009 che si sta presentando come metodo di pagamento per i servizi online: in questo articolo vedremo di capire meglio di cosa si tratta.

Bitcoin in breve

Bitcoin è un di pagamento online per permettere di ricevere ed inviare denaro mediante internet: le transazioni con BitCoin avvengono senza intermediari, e quindi permettono pagamenti diretti, senza le commissioni bancarie (oppure di PayPal) che normalmente paghiamo.Non esiste tantomeno, nel BitCoin, un’entità centralizzata che emetta moneta, in quanto la stessa viene generate mediante un algoritmo distribuito, con tutti i vantaggi del caso (leggasi assenza di fluttuazioni nel valore della moneta).

Come funziona?

Come spiegato nel sito ufficiale, il tutto funziona mediante un’apposita blockchain crittografata, una “catena virtuale” nella quale sono incluse tutte le transazioni confermate: questo significa che, in prima istanza, la “movimentazione” delle BitCoin è pubblicamente accessibile da chiunque, per quanto in forma criptata. Le transazioni sono rese sicure da una crittografia a chiave privata e, inoltre, iniziano ad essere confermate dalla rete nei 10 minuti successivi, attraverso un processo chiamato data-mining. Tale processo, noto come “consenso distribuito”, serve a mantenere un indispensabile ordine cronologico ai blocchi della blockchain, proteggendo la neutralità della rete e permettendo a diversi dispositivi di uniformare lo stato del sistema. Per essere confermate, le transazioni sono quindi impacchettate in un blocco che rispetta, nominalmente, regole crittografiche molto severe e “difficili da indovinare”, in un certo senso.

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La moneta virtuale è falsificabile? Con quale facilità?

Secondo il sito ufficiale è impossibile generare più di 21 milioni di BitCoin, per un totale di 2.15 x 10^38 (un numero a 38 zeri, ndr) di indirizzi allocabili da suddividere tra tutti gli abitanti della terra. Si pone pero’ il problema di un eventuale falsario che potrebbe generare illecitamente banconote bitcoin, a questo punto. L’elevata complessità – sulla falsariga degli algoritmi crittografici e della loro risaputa complessità – impedisce, in realtà, o rende molto improbabile, tale evenienza. Per quanto ne sappiamo (le specifiche ed i software per bitcoin sono tutti open) l’eventualità di generare nella catena un segmento “tarocco” è vanificata dall’impossibilità di combinarlo all’interno del processo globale, garantendo così un buon livello di protezione. 

Come usare i BitCoin? Mediante i wallet

L’accesso alla rete bitcoin avviene usualmente mediante i wallet (portafogli), che non sono altro che software per PC, Mac e cellulari disponibili free ed open source: questo contribuisce molto alla sicurezza ed all’affidabilità del sistema, in quanto il loro codice è liberamente ispezionabile dall’utente, a pieno vantaggio della sua usabilità e trasparenza.

Attualmente potete usare due tipi di wallet:

L’uso di un client BitCoin permette di contribuire al mantenimento della privacy delle rete, e la sincronizzazione delle transazioni può richiedere, al momento in cui scrivo, fino ad un giorno intero di tempo. Attraverso wallet si diventa titolari di un conto Bitcoin, in modo che tu possa inviare e ricevere denaro virtuale. C’è da dire che il protocollo in questione è ancora in fase di sperimentazione per cui è bene usarlo con una certa cautela e sempre con cognizione di causa, per quanto siano in corso di installazione dei bancomat per BitCoin (di cui anche uno in Italia) per prepararsi a quella che, almeno sulla carta, sembra essere una delle rivoluzioni in ambito di banking più importanti del secolo.

 

Assenza di garanzie e pagamenti “anonimi”

C’è da dire che il principale pregio di BitCoin, ovvero l’assenza di un’entità emittente la moneta, non tiene conto di quello che è un suo potenziale difetto, ovvero l’assenza di un controllo centrale che vigili su eventuali operazioni illegali e truffe, come avviene per esempio con le banche che cercano, nei limiti, di tutelare i propri clienti. Di fatto siti tra cui WordPress, Wikileaks e svariati portali di vendita di servizi online (adult inclusi) accettano da qualche tempo pagamenti e donazioni anche mediante BitCoin, in alternativa alla procedura (sempre rischiosa) di inserire manualmente numero della carta, scadenza e codice segreto. A questo punto non mancano, e non mancheranno, le polemiche ed i dubbi legati a questa tecnologia, anche da parte di chi semplicemente guarda i propri interessi ed è più sbilanciato verso il banking tradizionale. Di fatto le problematiche legate ai pagamenti online si replicano pari-pari anche nel mondo di bitcoin, che ancora – da quello che leggo in giro – sembra essere un po’ troppo giovane per poter essere usato in massa.

Infine esistono dei metodi “anonimizzanti” che permettono di rendere non tracciabili le transazioni: ad esempio zerocoin.org oppure blockchain.info. Per capirci, se Aldo volesse inviare bitcoin in modo anonimo a Barbara, non dovrebbe fare altro che sfruttare un “intermediario per la consegna” opportunamente occultato e scelto casualmente (concetto leggermente semplificato, ma è giusto per rendere l’idea). In genere comunque le normali transazioni fatte con questa moneta virtuale non sono anonime, anzi: è agevole risalire a chi ha inviato e ricevuto denaro, dato che esiste una tabella pubblica e liberamente consultabile delle transazioni (ad esempio blockchain.info).

Come è fatto un wallet BitCoin?

Quello che descriverò è uno scenario che dovrebbe essere utile per l’utente principiante che voglia pagare un sito mediante BitCoin: per farlo, anzitutto ho dovuto installare il mio wallet per Mac: si tratta di software free e open source che trovate qui, e che dovrete scaricare ed installare.

Da subito esce fuori un problema che potrebbero avere gli utenti che ne fanno uso, ovvero che occupa almeno 20GB di dati che saranno scaricati dalla rete, e che questi dati aumentaranno nel tempo per via della sincronizzazione. Motivo per cui per usare un client bitcoin ci vuole un hard disk capiente, e anche parecchio: senza contare che sugli smartphone potrebbe essere molto difficile fare questa operazione senza saturare lo spazio. Ricordo inoltre che il client attuale è ancora in beta, per cui non ci sono garanzie di alcun tipo sul suo funzionamento: sappiatelo, e fatene uso con la massima cautela.

Si ricorda anche che è necessario – cosa che per mancanza di tempo non ho fatto – ricaricare preventivamente il proprio wallet BTC mediante bonifico, su siti come ad esempio bitstamp, e seguire le istruzioni del caso.

Ma torniamo alla schermata di benvenuto di BitCoin-Qt, il nostro client per BitCoin.

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Ho proseguito con l’installazione, che ha portato la seguente schermata:

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e, dopo qualche secondo, è apparso il mio portamonete. Si noti l’interfaccia (ancora) molto spartana che evidenzia la sintesi, il tasto invia, quello ricevi ed il log delle transazioni: in basso viene indicato il livello di sincronizzazione tra noi e gli altri dati delle rete, che sembra essere anche piuttosto lento e per concludere l’operazione può occorrere più di 24 ore.

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Esempio di pagamento con BitCoin

Notizia utile per webmaster: per fare uso di BitCoin potete utilizzare BitPay, un servizio a pagamento che mette a disposizione le API per qualsiasi sito ad un minimo di 30$ al mese. Ecco la prima pagina relativa al pagamento da effettuare: in pratica, invece di VISA/MasterCard come metodo di pagamento ho scelto BitCoin, e quello che mi appariva è qualcosa del genere.

Mi viene notificato che la transazione è in corso dall’Italia, che ho scelto BC, che non ci sono opzioni ulteriori e che pagherò la somma cliccando su Buy.

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Procedendo, viene mostrato qualcosa del genere: si noti che la connessione in questione non riporta httpS bensì http, ovvero quello che stiamo facendo è teoricamente leggibile dall’esterno mediante sniffing. Non ho indagato sulla questione sicurezza (per cui prendetela con le pinze) ma direi che, almeno in prima istanza, far circolare in chiaro un indirizzo per inviare denaro (il che è diverso dal pubblicare l’ID del nostro portafoglio) è sicuro quanto inviare in chiaro via email il proprio IBAN (che è abilitato solo a ricevere denaro).

 

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Andiamo avanti: confermo nuovamente l’operazione e quello che accade ora è molto semplice: si genera un codice univoco randomizzato + il prezzo da pagare convertito da dollari in BitCoin. È stato anche generato il QR-code per permettere all’utente di pagare mediante app per cellulare, peraltro, e compare chiaramente la conversione della cifra da pagare in BTC (0.0421 BTC sono circa 25 dollari).

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Sotto il bannerino “Pay with BitCoin“, appariva il codice per identificare la transazione, che avrei dovuto ricopiare nel mio client cliccando su “Invia” all’interno dell’apposita casella, con eventuale etichetta identificativa e somma BTC da corrispondere. Da qui sarà possibile concludere la transazione, mentre la pagina web si aggiornerà in automatico dopo aver confermato la transazione (probabilmente non in real-time).

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È tutto per adesso: nei prossimi articoli continuerò ad indagare su questo affascinante mondo.

(Fonte migliorhosting.biz e salvatorecapolupo.it)

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